la vita
Lungo è il cammino che porta al domani,
ardua e scoscesa è la via verso il futuro,
partendo dai prati fioriti, ameni e festosi,
dell'esser bambino in un mondo di fiaba.
Un passo costante porta fra dure
pietraie,
aride e
fredde nel loro grigiore;
pietre silenti, sparse e solitarie
fan da
contorno alla via della vita.
Buche insidiose, buie e nascoste
tendono agguati al piede che giunge,
ignaro del mondo, pien di fiducia,
che ancora
ha presente i prati passati.
Sale il sentiero tra rocce incombenti,
cala il respiro, sceman le forze,
sempre più duro diventa l'andare,
senza sapere
quanto alla meta.
Sempre più sforzo richiede il cammino;
l'uomo,
che ormai ha scordato i prati di fiaba,
arranca affannato nell'essere adulto,
cerca
l'appiglio che, spesso gli sfugge.
Teso è il suo intento a non farsi colpire
dai sassi
che cadon da fianchi scoscesi,
attento il suo sguardo alle insidie nascoste,
solo lo
prende … il riuscire a passare.
Giunge incosciente di quel che ha vissuto
al sommo del monte;
egli ha raggiunto il rifugio “vecchiaia”
senza aver visto il volto del mondo.
Un passo continuo l'ha condotto alla vetta,
senza sapere d'essere giunto all'esser sereno,
senza il sapore d'avere vissuto,
solo l'affanno gli è stato compagno.
Tanta è la pace che aleggia lassù
lontano dal rischio di esser
travolti;
lo tocca soltanto l’azzurro del cielo,
sente il silenzio del parlare a se stesso.
Tutto gli appare chiaro e distinto,
ora ha capito del vivere il senso,
ora ha capito d’onde è venuto,
ora ha capito di essere ... un
uomo.
fabio