ULTREYA

 

Siamo gli ultimi, la mattina del 22 di agosto, a lasciare l’albergo dei pellegrini di Santiaguiño. Tutto è silenzio, e in silenzio riprendiamo il nostro andare. Ci attende l’ultimo tratto del cammino.

Poco meno di una ventina di chilometri che iniziamo percorrendo un sentiero bianco, largo, tra boschi di eucalipti che scricchiolano, svettanti, mentre ai loro piedi il sottobosco fitto di felci preannuncia nei colori l’autunno.

Procediamo lenti…non per la fatica del salire. Non abbiamo fretta di raggiungere la meta. C’è chi si è levato all’alba, stamani, per arrivare presto a Santiago de Compostela.

Non ce lo diciamo, ma non abbiamo voglia di terminare il “CAMINO”.

Quel “camino” che sulla carta ci era parso tanto lungo… una vera impresa!!! Da Salamanca alla città dell’Apostolo patrono di Spagna.

Ce la faremo???

Poi, passo dopo passo, tappa dopo tappa, giorno dopo giorno, ti accorgi che ce la fai.

E ce l’hai fatta con il caldo impietoso, lo sguardo perso in orizzonti disegnati da campi di girasoli e grano. Ti sei abituato al peso dello zaino che al principio sembrava spaccarti la schiena.

Hai dormito o vegliato insonne negli ostelli e in modeste pensioni. Hai attraversato paesi deserti nell’ora della siesta: persiane chiuse, cani stesi all’ombra di vecchie mura, antiche chiese dall’aria abbandonata con i piccoli cimiteri intorno.

E ancora, passo dopo passo, tappa dopo tappa, giorno dopo giorno, guidato dalla freccia “amarilla”(cercata sui muri, sui tronchi, sui sassi…), hai visto mutare il paesaggio.

Il verde ti ha accompagnato nelle valli, sulle creste, lungo il corso tranquillo di fiumi e di vivaci torrenti.

Ti ha accompagnato per sentieri ombrosi, protetti da querce e castagni, profumati da meli, peri, susini, bordati dalla menta, dal finocchietto selvatico, da siepi di more, da mille fiori.

Quel verde, offrendoti quiete e ristoro, ti è entrato dentro ed è stato lo straordinario sipario dell’imponente monastero cistercense di Oseira, dove un religioso ti ha accolto sorridente.

E sorrisi, di certo, non te ne sono mancati uniti al “buen viaje” della gente, dei contadini di Castilla y Leon e di Galicia.

E quando il cammino finisce sorpreso dalla solennità della Cattedrale, nella (ohimè) affollata Praza do Obradoiro, per trovare un ultimo momento solo tuo, ti stendi supino e guardi verso l’alto, dal sotto in su, la statua del Señor de Santiago.

Sì, verso l’alto. Quello, però, è un altro “camino”. ULTREYA!

 

agosto 2007  -  Francisca e Ludovico