CAMMINO MAGENTA / SANTIAGO DE COMPOSTELA.
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Laura Basilico
La meta nella meta. O forse dovremmo dire “la fine della
terra”, perché è questo il concetto che richiama il nome di Finisterre,
località sull’oceano che da sempre è guardata con un
misto di riverenza e fascinazione dal pellegrino che
- con ancora fiato in corpo e voglia di continuare in testa, una volta giunto a
Santiago – decide di camminare per altri 90 chilometri. Il capo di Finisterre (oggi Fisterra) era
considerato l’avamposto dei luoghi conosciuti, il cui tracciato era indicato in
cielo dalla Via Lattea. Una delle leggende fiorite intorno al trasporto della
salma di San Giacomo dalla Palestina, fino in Galizia, vuole che i discepoli
del santo passarono proprio di qui, per raggiungere il
sepolcro. A Finisterre, il pellegrino compie quel
rito tra il mistico e il profano raccontato nelle
cronache più antiche: “si purifica” con un bagno nell’oceano (e l’acqua gelata
rende eroica l’impresa), brucia un indumento indossato durante il cammino per
suggellarne la fine e poi raccoglie una delle famose conchiglie sulla spiaggia
a prova dell’avvenuto pellegrinaggio. Infine si dirige verso Muxía, ritenuta la vera e propria fine del Gran Camino: qui
i pellegrini fanno oscillare la “pedra d’abalar” (“la pietra oscillante”, appunto) in cerca del suo
punto di equilibrio. Riti, tradizioni, leggende e
storia: il cammino è anche questo. E a questo non si è sottratto nemmeno Angelo
Basilico, ex dipendente FNM partito da Saronno il 4 aprile: arrivato in
anticipo di una settimana a Santiago de Compostela, Basilico ha avuto la fortuna
di visitare la città con una guida di eccellenza, il
pellegrino e hospitalero itinerante nonché professore
di storia dell’arte che lo accompagna ormai da molti chilometri, scoprendone i
lati meno noti e più affascinanti. Dal museo dei galiziani - con le tre scale elicoidali tra cui scegliere
per salire al punto più alto della città, al campanile dei gesuiti lasciato
incompiuto. A Finisterre Basilico è
giunto sabato 19 luglio, “dopo tre milioni di passi”, come lui stesso racconta,
per poi “deporre le scarpe” a Muxía lunedì 21. “Al
mio arrivo – racconta - l’ufficio del turismo, che avrebbe dovuto consegnarmi
il certificato di “fine cammino”, era chiuso. Ma, non so come, la mia manifesta
delusione ha intenerito una anziana signora galiziana che, saputo da dove arrivavo , ha interessato la
protezione civile del posto, che si è mobilitata per farmi ottenere il
documento!”. Restano due giorni di festa e riposo nella magica Santiago. E poi
il ritorno a casa che, secondo l’insegnamento dello straordinario Ramon,
costituisce il vero punto di inizio del nuovo cammino
interiore che il pellegrino intraprende al termine di questa preziosa
esperienza. Il vero regalo del cammino è la consapevolezza di sé e dell’altro
che si crea in chi lo affronta: un bagaglio ben più sostanzioso dei dieci chili
di zaino trasportati per oltre tre milioni di passi.
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Sedicesima tappa da PONFERRADA a SARRIA
13 luglio - 19 luglio
!
Laura Basilico
La meta è stata raggiunta,
il piede posto in quel di Santiago, mercoledì 16, dopo più di 2200 chilometri
di cammino. Con oltre una settimana di anticipo sulla
tabella di marcia, infatti, è avvenuto l’ingresso in Galizia, precisamente
nella località di O’ Cebreiro,
a 1250 metri di altitudine, punto più alto prima della discesa verso Compostela
che da programma il gruppo avrebbe dovuto raggiungere il 24 di luglio. Perché “il vero cammino va oltre – spiega Angelo Basilico,
il cogliatese partito da Saronno il 4 aprile – e, come
ho avuto modo di comprendere in questi tre mesi dal confronto con i pellegrini
di tutto il mondo, finisce a Finisterre, sull’oceano.
Anzi, ancora più oltre, al santuario di Nosa
Señora da Barca, a Muxía,
sulla Costa della Morte”. È qui che Basilico punta ad arrivare il 20
luglio e da qui ripartirà per ritornare a Compostela in tempo per i
festeggiamenti per San Giacomo. Mentre scriviamo, il gruppo
di pellegrini, stranieri e italiani, è a Lavacolla,
in prossimità dell’aeroporto galiziano. Qui si
compie un antico rito: il lavaggio nel fiume del pellegrino, per giungere
“pulito e profumato” al cospetto dell’Apostolo. Una località
che il chierico Picaud aveva soprannominato Lavamentula, in tono giocoso, ricorrendo al termine latino
“mentula”, che si riferisce agli attributi
maschili…. Una antica tradizione che si sta perdendo,
come ha spiegato Ramón López
Caneda, professore di storia dell’arte delle Canarie
e ormai inseparabile compagno di viaggio di Angelo, ma che da sempre
simboleggia l’inizio della purificazione interiore in vista della fine del
pellegrinaggio e che è parte integrante di una impresa che “per chi la vive
assume mille significati, oltre a quello religioso”, incalza Basilico. Forse la
vede così anche la troupe del National Geographic che venerdì 11, mentre si saliva verso O’ Cebreiro, durante le riprese
per un documentario sul Cammino di Santiago e il pellegrino nel
XXI secolo, ha voluto raccogliere anche la testimonianza di Basilico e dei suoi
compagni di viaggio. Prossimamente, in tv.
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tappe È
Quindicesima tappa da LEÓN a PONFERRADA
6 luglio - 13 luglio
!
Laura Basilico
Santiago è davvero vicina, l’impresa sta per volgere al termine,
rivelandosi non solo possibile, ma anche meritevole di tanto sforzo. Uno sforzo riconosciuto anche da chi sta vivendo il Gran Cammino da
fuori, come il vescovado di León, “caotica città di
150mila abitanti”, per dirla con le parole dei tre ex CRA FNM partiti da
Saronno l’ormai lontano 4 aprile, che - nella persona del vicario del vescovo
Monsignor Jesús Fernández -
ha accolto e festeggiato Angelo Basilico, Giuseppe Gottardi e Pietro Piuri.
Insieme a loro, Fabio Cattaneo e Anna Boccardo
dell’Academia Peregrini di Magenta, arrivati di sorpresa a León
sabato 5 luglio per proseguire con il gruppo almeno fino alla meta e consegnare
al vescovado la piastrella con il logo dell'Academia e la targa con lo stemma
del comune di Magenta, a nome dell'amministrazione comunale. Durante la visita il vicario ha illustrato al gruppo tutto il palazzo
del vescovo, non sempre aperto al pubblico, decantando il chiostro come uno dei
più belli di Spagna. “Cosa che possiamo solo
confermare. Abbiamo poi avuto la fortuna di visitare anche la cattedrale con
una guida preparatissima che ha persino parlato in
italiano”, commenta il gruppo. Da domenica 6, che ha
visto un cammino di quasi 10 ore e 35 chilometri, Angelo, Fabio e Anna sono
arrivati ad Astorga, caratteristica per la sua
cattedrale gotica e l’allora palazzo episcopale - oggi museo -, opera di Gaudì. E poi, particolare
menzione, ci dicono dalla Spagna, per il museo del cioccolato, il più
importante della Penisola Iberica. Quindi il gruppo ha sostato a Foncebadón, attraverso un sali
scendi tra pini e querce che li ha condotti a quello che è considerato il punto
più alto del cammino, a oltre 1500 metri di altitudine. Paesino quasi
abbandonato con 4 o 5 case abitabili e un paio di rifugi per pellegrini, Foncebadón ha regalato ai nostri un momento di silenzio
quasi totale. Le condizioni ideali per raggiungere, la
mattina seguente, la Cruz de Hierro, croce alta poco
più di un metro e mezzo posta su un lungo palo di quercia circondato dalle
pietre che nel corso dei secoli i pellegrini hanno lasciato esprimendo ciascuno
un desiderio. L’arrivo anticipato mercoledì a Ponferrada rientra nel
progetto di Basilico che, a differenza di Piuri e Gottardi ai quali si sono
aggiunti i nuovi arrivati da Vercelli, intende proseguire senza rispettare le
tappe settimanali programmate all’inizio, per giungere a Santiago intorno al 16
luglio, “toccare” Finisterre e ritornare a Compostela
il 24.
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tappe È
Quattordicesima tappa da FROMISTA a LEÓN
29 giugno - 6 luglio
!
Laura Basilico
Ospiti esclusivi, è
il caso di dirlo. Una sudafricana, un professore spagnolo e Angelo Basilico
sono stati i primi pellegrini del 2008, venerdì 27 giugno, ad alloggiare nel
rifugio presso le rovine del convento di San Antón, ulteriore testimonianza della presenza di templari
lungo il Cammino di Santiago, come Terradillos de Los
Templarios, tappa del 2 luglio, dove visse Jacques de Molay, ultimo Gran
Maestro dell’Ordine, fino al suo rientro in Francia nel 1307 su ordine di
Filippo il Bello, che già ordiva l’istituzione del processo-farsa che avrebbe
portato all’arresto e poi al rogo di tutti i Cavalieri del Tempio. “Tutte le
guide che abbiamo consultato – precisa Basilico – non
parlavano della presenza di un rifugio per i pellegrini presso il convento. Ma Ramón, il professore spagnolo,
non aveva dubbi. L’ho tempestato di domande sui templari da quando l’ho
conosciuto e alla fine lui stesso mi ha proposto di alloggiare in questo luogo
fantastico”. Dopo qualche ora dalla mattiniera partenza venerdì 27, una telefonata
li ha avvisati di lavori di restauro al convento: l’impresa sarebbe fallita, se
i tre non si fossero soffermati a rimirare le rovine attirando l’attenzione
quasi infastidita del guardiano José Manuel, che ha
suggerito loro di tornare in serata, sperando di poter
essere ospitati per la notte. Raggiunta Castrojeriz,
quindi, i tre non hanno demorso e dopo mezzora di attesa
del dueño Campo Ovidio ha firmato le credenziali e li
ha invitati ad alloggiare nel convento. La serata è passata con un piatto di pasta
al pomodoro gustata a lume di candela, con José
Manuel che intonava canzoni di Segovia, in un contesto
davvero suggestivo. Rafforzato dal fatto che solo dal giorno
dopo il rifugio sarebbe stato aperto anche agli altri pellegrini di passaggio.
E dalla presenza quasi magica del proprietario Campo
Ovidio, poi rivelatosi essere un professore dell’università di Burgos oltreché appassionato del
Cammino – ha percorso 2500 chilometri da Madrid a Roma – che sei anni fa si è
preso la briga di restaurare il convento chiuso da un secolo, chiedendo agli
ospiti solo un piccolo donativo. “Un particolare ringraziamento a Ovidio per la splendida esperienza. La fermata successiva
a Castrojeriz – commenta Basilico – ha confermato
quello che avevo iniziato a pensare all’ingresso in Spagna. Gli hospitaleros, i volontari degli albergue municipali o
parrocchiali, dedicano passione e attenzione ai pellegrini, soprattutto se
capiscono che sono realmente interessati al Cammino. Curano slogature e
tendinite, non solo semplici gestori volontari, sanno
comprendere le necessità dei pellegrini e consigliarli nelle tappe successive.
Senza chiedere nulla in cambio, per loro prima di tutto viene il cammino”.
Basilico, Giuseppe Gottardi e Pietro Piuri stanno proseguendo su percorsi
diversi le tappe giornaliere, per ritrovarsi in quelle
settimanali, almeno fino a León, dove
incontreranno il vescovo. Basilico infatti vuole
proseguire fino a Finisterre per poi tornare a
Santiago il 24 luglio, fine di questo lungo e appassionante percorso di oltre
2mila chilometri.
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tappe È
Tredicesima
tappa da SANTO DOMINGO DE LA CALZADA
a FROMISTA
22 giugno - 29 giugno
!
Laura Basilico
Italiani, spagnoli, francesi, certo. Ma
anche tedeschi, finlandesi, svedesi. Statunitensi, sudafricani e coreani. Man
mano che Santiago si avvicina (siamo quasi a 400 chilometri) il mondo intero sembra essersi dato appuntamento in Castilla y León, per percorrere gli ultimi tratti del Gran Cammino.
Come dimostra anche l’aumento di accessi al sito
dell’Academia Peregrini, “mente” e organizzatrice dell’avventura insieme agli
Amici della Via Francigena di Vercelli, che ha registrato visite da Sudafrica,
Brasile, Israele, Guatemala…. Un’avventura sempre più dal valore umano: nell’albergo
parrocchiale di Grañón, dove i pellegrini partiti da
Saronno hanno dormito prima di chiudere la tappa di Santo Domingo de la
Calzada, su 40 ospiti dieci erano italiani, gli altri praticamente
da tutto il mondo. Ma nonostante le difficoltà di comprensione,
ognuno ha contribuito alla cena, chi lavando i piatti, chi apparecchiando. Qui
una volontaria friulana, Anita, ha accolto i nostri con frutta fresca, senza
sapere nemmeno che fossero pellegrini. Mentre la sua omonima pugliese ha dato loro assistenza, ha
cucinato la cena e preparato la colazione con le offerte degli ospiti. E li ha salutati leggendo loro due poesie. Ispirate dal
cuore sono anche le deviazioni dal percorso prestabilito, come quella a Ventosa
suggerita dall’associazione riojana, o come quella
alle rovine dell’antico Hospital di Navarrete. Per
finire – almeno per il momento – di nuovo sulle tracce dei templari: tra
mercoledì e giovedì la meta è San Antón,
a 40 chilometri da Burgos, luogo che tutte le guide
citano per le rovine del convento degli Antoniani,
che il pellegrino e professore spagnolo Ramón López Cadena assicura essere
testimonianza della presenza dei Templari oltreché
luogo di sosta notturna per i pellegrini. In mezzo, tra saliscendi, colline di
grano e grandi silenzi, la sosta a Tardajos, antico
paese di origine precristiana,
con un albergo nella chiesa di San Juan, prima di affrontare le assolate mesetas verso León.
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Dodicesima tappa da PUENTE
LA REINA a SANTO DOMINGO DE LA CALZADA
15 giugno - 22 giugno
!
Laura Basilico
Hanno sempre gli stessi vestiti, sono tutti più o meno
affaticati allo stesso modo, quando camminano per diverse ore stanno in
silenzio a meditare, mangiano tutti pressoché le stesse cose, si curano i piedi
imitandosi a vicenda. Quando arrivano negli ostelli fanno subito la doccia e
poi tutti a turno a lavare mutande, calze, magliette, pantaloni.... E poi, se c'è sole, dopo che ognuno ha scritto i propri
appunti, è il momento della conversazione. In quel momento, emergono i diversi
punti di vista dei pellegrini, le loro differenti conoscenze, le personali impressioni. Man mano che il traguardo si
avvicina – Santiago, domenica 22, sarà a circa 600 chilometri di distanza – e
benché la vista, i colori, i sapori e i profumi siano spettacolari almeno tanto
quanto quelli dei paesaggi incontrati finora, i commenti dei pellegrini si
soffermano sempre più sulla straordinaria esperienza umana che stanno vivendo. Le stesse impressioni raccolte dai due professori spagnoli compagni
di viaggio di queste settimane e divenuti parte integrante del gruppo.
“Poche persone tendono a qualificarsi – spiega meglio Angelo Basilico –, prima
di tutto si è pellegrini, credenti e no. La carica e
la ricchezza umane sono fortissime”. Come forte è l’entusiasmo con cui il
gruppo accoglie le meraviglie storiche del cammino, sempre più contrassegnato
da citazioni su Santiago de Compostela. Tra queste la Basilica di Eunate, antica costruzione dei
cavalieri dell’ordine dei Templari e, ristrutturata, riservata ai pellegrini di
passaggio, dove i nostri hanno compiuto un antico rito di meditazione e cenato
insieme al guardiano dell’eramo, come se fossero la
sua famiglia. E poi il retablo barocco a Viana in cui furono custodite le spoglie di Cesare Borgia, figlio di papa Alessandro
VI e morto in un agguato teso da mano anonima. Ma anche il Santo Sepolcro a Rio
del Torres, presunta chiesa dei Templari. A Logroño,
dove il gruppo è arrivato mentre scriviamo, è infine avvenuto l’incontro con Socorro Rodríguez Jimenez, Presidente dell'Asociación
Riojana Amigos del Camino
de Santiago, che ha consegnato loro, oltre al tradizionale gagliardetto, anche
magliette personalizzate. Il tutto innaffiato da ottimo vino
della Rioja…
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Undicesima tappa da JACA a
PUENTE LA REINA
8 giugno - 15 giugno
!
Laura Basilico
Arrivati a Puente de la Reina domenica 15, i chilometri
macinati dalla partenza del 4 aprile da Saronno saranno 1.462. In mezzo, vigneti, risaie, pioggia, neve e canali. Ma anche paesaggi… lunari. Queste le parole del vercellese Pierluigi Serra:
“Martedì, lasciato il cammino aragonese e varcata la provincia della Navarra,
il sentiero ha iniziato a snodarsi tra collinette e pendii scoscesi di aspetto
lunare, lisci e arrotondati dai fenomeni atmosferici. Sono antichi sedimenti di argille calcarizzate color
grigio-azzurro, sui quali la vegetazione attecchisce a fatica, caratterizzati
da minute schegge di roccia causate da primordiali frane sottomarine”. La tappa
è iniziata con una deviazione, suggerita da Luciano Lafranconi
di Volpiano (TO), da Jaca a San Juan de la Peña per
poi tornare a Santa Cilia, che ha permesso di
visitare a San Juan il Monasterio Viejo, gioiello
dell’epoca medioevale, e il Monasterio Nuevo, che
completa il sito storico-artistico del paese. Un
tuffo nella storia reso ancora più magico e significativo
dai racconti dei due professori universitari spagnoli incontrati lungo il
cammino, docenti di storia dell’arte, che si sono rivelati non solo “pozzi di
scienza e conoscenza” ma anche perfetti conoscitori della lingua italiana. Oltre che piacevoli compagni di viaggio, magari nuove amicizie da
“portarsi a casa” al ritorno da Santiago.
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Decima tappa da PAU a JACA
1 giugno - 8 giugno
!
Laura Basilico
Il racconto di questa settimana dei pellegrini in viaggio
per Santiago non può prescindere da qualche osservazione sulla deviazione a Lourdes
di giovedì scorso: “Abbiamo avuto l’impressione che i cattolici di tutta la Francia si fossero dati appuntamento qui.
C’erano anche molti spagnoli, italiani, americani etc…
ma chi l’avrebbe mai detto che le molte chiese chiuse o abbandonate che abbiamo
incontrato nell’attraversare la Francia potessero
convivere con così tanti fedeli d’Oltralpe?”. È un punto di vista privilegiato
quello dei pellegrini che giovedì 5 varcheranno il
confine franco-spagnolo. Il punto di vista di chi viaggia a piedi, può sentire
i profumi e godere dei colori del paesaggio. Soffre
per la pioggia (tanta) e si ripara dal sole come può. Le emozioni e le
sensazioni sono amplificate, la tappa di 40 chilometri che lunedì 2 li ha
portati da Pau a Oloron-Saint-Marie
viene affrontata con determinazione e anche gioia perché tra i nuovi arrivati
c’è una vecchia conoscenza del cammino: è Daniele Nasi di Volpiano
(Torino), in viaggio per due settimane e già compagno dei nostri nella tappa
fino a Embrun. È una piacevole novità anche l’abbandono delle strade asfaltate
per tornare a camminare sui sentieri. È una sorpresa la visita di un italiano,
Mariano Todeschini, sposato con una francese da 30
anni, che li ha cercati dopo aver saputo del loro cammino dal fratello,
dirigente della Cisl di Milano, tramite il sito
www.academiaperegrini.it. È pazienza d’altri tempi quella che li spinge ad
aspettare l’apertura del centro di accoglienza di Sarrance, nonostante la pioggia abbia messo momentaneamente
fuori uso la tecnologia con cui scambiare due chiacchiere con i famigliari a
casa…. Dopo due mesi esatti di cammino per i tre ex FNM partiti da Saronno,
iniziata la discesa dei Pirenei e passata la Val d’Aspe,
giovedì il gruppo arriverà al Passo del Somport, valico che segna la frontiera
tra Francia e Spagna e inizio del Camino Aragonés, per giungere a Jaca sabato 7. Santiago è più vicino, e il cuore ancora
più ricco.
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Nona tappa da SAINT
GAUDENS a PAU
25 maggio – 1 giugno
!
Laura Basilico
Saranno 1200 tondi tondi i
chilometri percorsi fino a domenica 1° giugno dai tre ex dipendenti FNM partiti
da Saronno il 4 aprile. “Venerdì scorso – commentano –
avvicinandoci a Cazères, per incanto sullo sfondo
abbiamo scorto i Pirenei. Una visione che ci ha messo di buon umore,
nonostante la pioggia battente, e ci ha resi consapevoli della distanza
percorsa”. Sabato 24, dopo otto ore di cammino sotto l’acqua, ad accogliere e
ospitare il gruppo partito da Castelnaudary c’era una delegazione del comune di
St Gaudens, da cui poi ha preso il via la nona tappa verso Pau. Una tappa
difficile, per via delle condizioni meteo, ma anche ricca di stimoli:
paesaggio, vegetazione e clima ricordano le prealpi.
“Siamo ormai lontani dal bel clima della Provenza!”, scherzano i pellegrini.
L’impresa si sta rivelando per certi versi una sorpresa anche dal punto di
vista umano. “Ogni giorno riceviamo un’accoglienza quasi inaspettata. I nostri
ospiti capiscono le nostre esigenze prima che noi
possiamo chiedere qualsiasi cosa. Così anche una minestra calda ci fa sentire a
casa”. Mentre stanno per arrivare a Lourdes,
deviazione del percorso originario in occasione dei 150 anni dall’apparizione a
Bernardette, il tempo sembra volgere al bello. Una deviazione benedetta, è il
caso di dire…
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Ottava tappa da CASTELNAUDARY a
SAINT GAUDENS
18
maggio – 25 maggio
!
Annarosa Boccardo
Quando ho deciso di
partecipare ad una tappa del grande cammino Magenta
Santiago di Compostela, e precisamente Castelnaudary – Saint Gaudens il mio
pensiero è subito tornato a tanti anni fa, quando ebbi occasione di percorre
questo tratto in macchina con compagni di viaggio che fanno parte della mia
vita affettiva, e il ricordo di quell’esperienza è tutt’oggi profondamente vivo in me . Fortunatamente sono
provvista di buona memoria e ben mi ricordavo il
territorio. La mia avventura inizia la mattina del 19 maggio verso le 7.30 con
i miei tre pellegrini di tappa più gli altri quattro pellegrini che stanno
facendo in maniera oserei dire “eroica” tutto il
cammino . Abbiamo iniziato uscendo da Castelnaudary per immetterci lungo la
sponda del Canal du Midy,
dove file interminabili di platani secolari fanno da sfondo a quest’opera di immane grandezza
voluta da Luigi XIV e realizzata dall’Ing. Idraulico Pierre Paul Riquet
nel 1661 lungo 240 km, che collega l’oceano Atlantico con il mar Mediterraneo.
Lungo le sue sponde trovano rifugio tanti animali, germani reali dalle piume
colorate, cigni, ed una serie interminabile di altri
uccelli. Le chiuse per la risalita delle barche sono un vero gioiello
dell’ingegneria grazie al nostro scienziato Leonardo .
Quel giorno abbiamo fatto un full-immersion nella natura e ti sembra di
raggiungere una pace interiore che solo quell’acqua
che lì scorre da più di trecento anni può darti. Ai bordi
dell’alzaia, ginestre, iris selvatici, piccole orchidee dai colori accesi: una
meraviglia. I dolori sono incominciati alle tappe dei giorni successivi
quando abbiamo iniziato a camminare quasi totalmente sull’asfalto e per chi,
come me, abituata al cammino di Santiago dove tutto si svolge su tratti
sterrati, è stata veramente molto dura. Fortunatamente la magnifica natura
circostante, ha alleviato le mie “pene”, infatti
bearsi di paesaggi che ti danno carica a livello visivo aiuta corpo e spirito .
Il giorno della tappa da Labage Innepole
a Muret, è stato veramente l’apice della bellezza.
Crinali in lontananza con case coloniche di un rosa salmone che sembravano scorci di cartoline, campi seminati a segale,
frumento o semplicemente arati, intervallati da piccoli boschetti, illuminati
da un sole cocente, ti davano una spinta emotiva tale da farti dimenticare il
peso dello zaino e la fatica dell’asfalto. Il silenzio regna
sovrano, solo il frinire delle cicale lo spezza. La bellezza del
territorio è qualcosa che affascina; sembra di essere nella nostra bella
Toscana verso Siena o giù di lì. C’è molta opulenza, ma forse è un impressione sbagliata, è la terra curata, amata, lavorata
ad essere così ricca. La cordialità delle persone incontrate
a Rebique, precisamente tre signore, facenti funzioni
di bibliotecarie nel loro piccolo paese, è qualcosa che ti tocca, perché saputo
della nostra iniziativa si sono premurate di offrirci alcuni generi di conforto
per poter meglio proseguire il nostro cammino. Proseguendo verso Carbonne notiamo delle insegne “Croix
Catare” e siamo immersi nella regione della Linguedoc.
Allora si tenta di ricordare quanto studiato una vita fa a scuola il
significato della parola Cataro e tutti tentano di dare un’interpretazione alla
parola. L’Angioletto, uno dei nostri compagni (che sa bene la storia!) dice che
forse erano dei pellegrini come noi, e io gli dico,
no! che sono stati degli eretici medievali che
predicavano un’assoluta purezza di vita e in queste zone sono stati bruciati
dall’ Inquisizione per il loro pensiero così progressista tanto da attirare
l’ira del potere religioso. La penultima tappa del mio cammino si ferma a Le Fréchet da Madame Iosianne, una signora che ci ha ospitato nel suo
agriturismo immerso nel verde della campagna dei piccoli Pirenei con cespugli
di rose antiche, iris, lavanda e una folta vegetazione alle spalle del
casolare. L’atmosfera all’ora di cena era rilassante
anche in previsione dell’ultima tappa finale dell’indomani. Ci ha servito
appetitosi piatti francesi e la stanchezza di un percorso di 34 Km che ha messo
a dura prova tutti quanti era passata in secondo
piano, quasi sembrava dimenticata. Sant Gaudens!!! Stiamo arrivando…. Siamo partiti da Le
Fréchet verso le ore 8,00 sotto una pioggia battente
che non ha dato tregua per tutto il tragitto diventato oltremodo difficoltoso
per il traffico di auto che sfrecciavano come dannate sollevando pioggia e
vento. E’ stata una tappa veramente faticosa perché non siamo neanche riusciti
a rifocillarci lungo il cammino tanta era la voglia di
arrivare alla meta, che sembrava veramente irraggiungibile. Finalmente verso le
15,30 abbiamo intravisto le prime case di Sant
Gaudens molto stanchi, bagnati, e ognuno con i propri pensieri e con ben 33 Km
nelle gambe tutto sull’asfalto. Nel tardo pomeriggio abbiamo consegnato al
sindaco di Sant Gaudens, madame Marie,
il Gagliardetto dell’ Academia Peregrini in segno di
amicizia. E’ stata un’esperienza che ha messo a dura prova le mie resistenze
fisiche e sono arrivata alla conclusione che Santiago dalla lontana Spagna ha
provveduto largamente a sostenermi! Ultreya!!
!
Laura Basilico
Gli addetti delle chiuse vinciane che cadenzano il Canal du Midi sono come gli storici casellanti guarda
barriere che tanto tempo fa gestivano il traffico dei treni lungo la linea
delle Ferrovie Nord e che, in qualche caso, si occupavano persino dell’arredo
del posto di guardia con tanto di giardinetto e orto. Proprio
come l’addetto alle chiuse che i pellegrini in cammino per Santiago hanno
incontrato alla loro partenza da Castelnaudary, per l’ottava tappa che li
porterà a Saint Gaudens domenica 25. Abbandonate le trafficate strade
nazionali, il gruppo si sta letteralmente godendo le bellezze naturali e
storiche del Lauragais: “Come l’obelisco omaggio all’ingegnere francese – spiegano ormai giunti a
Tolosa – che ha progettato il Canale rendendo di fatto possibile l’intuizione
geniale di Leonardo sulle chiuse… purtroppo, ci pare, non potendo vedere
l’opera finita perché scomparso sei mesi prima dell’inaugurazione”.
Entusiasmati dal percorso e per nulla scoraggiati dal tempo non sempre
favorevole, i pellegrini hanno deciso di allungare la tappa verso Tolosa di
qualche chilometro, continuando a costeggiare il Canale – piuttosto in salita,
tra l’altro - invece di prendere la strada nazionale: “Un’opera imponente, che
merita ancora uno sguardo dal punto di vista dell’habitat naturalistico. Sembra
di essere nella meravigliosa Toscana!”, hanno commentato, felici di aver
trovato sole contro ogni previsione. A 3 chilometri da
Muret, tra l’altro, un francese di origine
vicentina ha dato loro il numero di telefono della zia emigrata, sempre
desiderosa di conoscere connazionali. Italiani nel mondo, e
che mondo, quello che stanno scoprendo e assaporando i pellegrini che – più di
1000 i chilometri sulle spalle – la sera, dopo la meritata doccia, pensano già
alla tappa successiva. Piacere per il cammino, o voglia di riabbracciare
gli affetti, dopo quasi due mesi?
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all'elenco delle tappeÈ
Settima tappa da BÉZIERS a CASTELNAUDARY
11 maggio
– 18 maggio
!
Laura Basilico
Dopo quasi cinque settimane di cammino immersi nella
natura, tra neve, campi di lavande e iris selvatici, i pellegrini avranno
dovuto faticare non poco per sopportare l’abbandono dei cammini e delle strade
sterrate per intraprendere quelle nazionali e tangenziali verso Béziers, punto di arrivo della sesta tappa. Due le consolazioni: l’8
maggio, giorno in cui i nostri hanno lasciato le strade sterrate, è festa
nazionale in Francia per la fine della Seconda Guerra Mondiale, e questo ha impedito ai camion di circolare, almeno per quel giorno.
E poi, la deviazione dal cammino di Santiago consentirà loro di passare per
Lourdes, a fine mese. Lasciando la Provenza per
entrare in Linguadoca-Rossiglione, inoltre, occhio e
palato sono stati ripagati da lunghe distese di vigneti e luoghi in cui
degustare i vini tipici, in particolare quelli dell’area di Carcassonne. I
pellegrini sono arrivati nella cittadina francese giovedì 15, costeggiando il
Canal du Midi, canale artificiale lungo 240
chilometri, costruito per collegare l’Atlantico al Mediterraneo e regolato da
chiuse presenti lungo il percorso, dovute al dislivello dell’acqua, più basso vicino Carcassonne e più alto a nord. La zona è famosa anche
per le numerose e suggestive chiese, costruite come fortezze, eredità di un
periodo di violenti battaglie religiose come quelle che hanno coinvolto il
movimento dei catari. Tra storia, resti antichi, natura e gastronomia, non si
può dire che i pellegrini partiti da Saronno quasi 920 chilometri fa non si stiano godendo la vita….
Çtorna
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Sesta tappa da ARLES a
BÉZIERS
4 maggio – 11 maggio
!
Laura Basilico
Hanno lasciato la via Domitia per intraprendere il vecchio cammino francese per
Compostela (la via Tolosana) i pellegrini che
domenica 4 erano ad Arles per il cambio staffetta e per festeggiare il
gemellaggio con Vercelli. Per l’occasione il Cra delle FNM ha consegnato una lettera di saluto al
circolo ferrovieri di Arles, auspicando l’inizio di scambi tra i due gruppi. Da
qui, ospiti di Giuliana Brancadoro (abruzzese) e Jean Pierre Badziach
(francese), i pellegrini sono ripartiti lungo un percorso che ricorda quello
dell’inizio: numerose infatti (e simili a quelle vercellesi) le risaie da Arles e St. Gilles
du Gard. E numerosi i
ciliegi carichi di frutti già maturi che i pellegrini
hanno subito preso all’assalto. Oltre ai quattro
(Basilico, Piuri e Gottardi del CRA FNM e poi Giuseppe Pigino, di Vercelli) che
percorreranno tutti i 2200 chilometri del tragitto, questa settimana verso
Béziers ci sono anche due trevisani e due vercellesi. Più, ma solo per la tappa di
martedì 6, una new entry, il francese Jacques Rieme, anche lui diretto a Santiago. Alla domanda
“Come sta andando? Si sentono i 790 chilometri nelle gambe?”, i pellegrini
hanno risposto raccontando entusiasti del bellissimo museo di fotografia e
cinema di Villetelle, delle autorità del paese che li
hanno rincorsi per dar loro un DVD su Villetelle con tre bottiglie di vino. E
poi, dei francesi che incontrano sul cammino che (stupore!) si dimostrano
informatissimi sull’impresa dei quattro che faranno tutto il percorso. Ma anche della notte a Gallargues-le-Montueux,
trascorsa dormendo per terra in una palestra, come vuole il vero spirito del
cammino.
Çtorna
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Quinta tappa da FORCALQUIER
ad ARLES
27
aprile – 4 maggio
!
Laura Basilico
Si dice “Chi non ha testa abbia gambe”. E ai sette
pellegrini in viaggio da Forcalquier ad Arles le gambe non mancano proprio: 140
i chilometri della settimana, 640 quelli percorsi dal
4 aprile da Angelo Basilico, Giuseppe Gottardi, Pietro Piuri del CRA FNM di
Saronno. Ma anche la testa, o forse dovremmo dire il
cuore, fanno la loro parte. Racconta Basilico: “Vogliamo ringraziare Dino
Olivetta, che ha accompagnato il gruppo per due settimane da Embrun ad Arles,
per tutta l’assistenza logistica ma anche per le riflessioni che ci ha
regalato. Prima della partenza giornaliera ci leggeva o faceva leggere ad altri
pellegrini i suoi pensieri e appunti: Nel cielo ci sono molte stelle. Se dalle stelle ci fosse qualcuno che ci vede, vedrebbe dei
pellegrini come nel Medioevo. Ti fanno sentire molto piccolo,
è il cammino delle stelle verso Santiago. La mia casa è lontana, le
stelle sono lontane eppure le sento vicine, sul cammino le stelle brillano
molto di piú!”.
Passando da Roussillon verso
Notre Dame de Lumières, Basilico e Giuseppe Pigino
(che insieme a lui, Gottardi e Piuri percorrerà tutti
i
Domenica i pellegrini arriveranno ad Arles, città
gemellata con Vercelli, da cui è partito il gruppo con i tre ex dipendenti FNM
e soci del CRA di Saronno. Qui si terrà un incontro in municipio con sindaco e
autorità per il cambio staffetta a cui potranno
partecipare anche amici e parenti dei pellegrini (info
su www.academiaperegrini.it).
Çtorna
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Quarta tappa da EMBRUN a FORCALQUIER
20
- 27 aprile
!
Laura Basilico
Sulla via Domitia, antica strada di
collegamento tra Nimes e i Pirenei, tratto francese
del Cammino per Santiago e testimonianza dei fasti dell’Impero romano,
raggiunta Briançon e poi Les
Vigneaux, i nostri hanno intrapreso un impegnativo
percorso di montagna che da Mont Dauphin
li ha portati al cambio staffetta a Embrun: l’incontro con un alpino francese
che ha “spiegato” loro le tecniche di utilizzo della piccozza, e poi la neve
fresca, il sole e la bella giornata oltre ai panorami mozzafiato hanno ripagato
i nove pellegrini della fatica di compiere gli ultimi
E, con
Çtorna
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Terza tappa da SUSA a EMBRUN
14 - 20
aprile
!
Alessandra Andenna
E’ lunedì 14
aprile, sono le 7,30, è tempo di lasciare Susa. Incontreremo Chiomonte e l’imponente forte di Exilles; in realtà vediamo ben poco perché una pioggia
intensa ed un vento freddo ci offuscano la vista e ci fanno desiderare solo un
bar, ovviamente nella valle al lunedì mattina sono tutti chiusi! Tutti tranne
uno e lo facciamo nostro.
Troviamo un bretone
che arriva dalla Finlandia in bicicletta. La bicicletta si è rotta: hanno ceduto prima i raggi delle gambe.
Ad Oulx facciamo tappa e lo salutiamo. Timbriamo le
credenziali dal prete che ci dà una bottiglia di vino e dato che sarebbe un
peso in più per le nostre spalle lo finiamo in fretta.
Saliamo verso Claviere; la strada si avvicina al cielo, lo zaino spinge verso
la terra, il peregrino diventa piccolo piccolo ma
continua ad avanzare: guarda il sole, le grandi montagne bianche, i camosci e
sorride.
Da Claviere ripartiamo con gli omaggi degli albergatori:
yogurt e frutta.
Al Monginevro le
mani fanno male dal freddo ma siamo nel punto più alto del cammino, al confine
francese, una foto è dovuta.
Scendiamo su Briancon: la vista dei suoi forti dall’alto ci riempie gli
occhi, peccato si cammini sempre sull’asfalto ma il sentiero è ancora innevato.
A Briancon troviamo amici arrivati in
macchina...macchina…strano modo per muoversi.
Lasciamo Briancon e finalmente possiamo accontentare i nostri piedi
desiderosi di terreno morbido, anche se in salita.
La giornata è bella ma, si sa, in montagna il tempo
cambia in un attimo e ci ritroviamo in una nevicata stupenda: i profili sono
ora bianchi e la roccia rossa della Têt d’Aval ne è esaltata.
Giorno nuovo meteo
nuovo: sole. Sole che ci permette di ricaricare i
nostri cervelli fotovoltaici ed arriviamo alla
cittadella fortificata di Mont Dauphin,
dove un vecchio alpino ci racconta come la sua piccozza gli abbia salvato la
vita.
Ultimo giorno di
cammino per arrivare ad Embrun. Le recenti nevicate ci regalano ancora forti
contrasti. Il sentiero non è facile: molti dislivelli, un ponte semi diroccato,
ma ci ripaga con la sua bellezza.
Per qualcuno questo
cammino finisce qui, per altri durerà ancora un po’, per pochi finirà a
Santiago…Embrun val bene una festa!
Çtorna
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Seconda tappa da VERCELLI
a SUSA
7
- 13 aprile
!
Vera Biagioni Barducci e Carlo Barducci - Firenze, 1.05.08
E finalmente è arrivato il giorno della partenza per il Grande
Cammino. Iscritti già dall’ottobre 2007 stamattina, 7 aprile 2008, siamo qui a
Vercelli davanti al Billiemme pronti a partire con il
gruppo per la nostra settimana di staffetta fino a Susa.
Il Parroco ci
porge il suo saluto e ci dà la benedizione. Sono venuti a salutarci gli amici
di Vercelli, alcuni dei quali ci accompagneranno per un tratto ed altri per
tutta la prima tappa. Tutti sembriamo contenti, quasi
emozionati, nonostante che per alcuni di noi non sia la prima volta che
partiamo per un pellegrinaggio.
Poco dopo la
partenza ci immergiamo nella bella campagna vercellese. Le immense distese delle risaie allagate “il
mare a quadretti” e la catena delle montagne innevate, da me viste in
precedenza solo da un’auto in corsa, mi hanno affascinato. Fa caldo, ed è una
gran bella sorpresa trovare al lato della strada Dino
e Franco che ci distribuiscono bevande, biscotti, ed altro.
Carlo Barducci, mio marito, nientedimeno che il primo pellegrino
ufficiale, ha avuto la pessima idea di farsi male ad un ginocchio e così per
questa prima tappa si è spostato in macchina marinando tutti i suoi compiti. Ci
ritroviamo tutti a Lamporo dove Don Francesco ci
accoglie con il suono festoso delle campane e ci riserva una calorosa
accoglienza in parrocchia. La giornata si conclude a
tavola in un clima di festa, con il saluto del Sindaco e di tanti amici venuti
da Vercelli. Continuando il nostro cammino ci deliziano i bei paesaggi del
Piemonte, ricchi di acqua e di canali molto ben
illustratici da Dino, di Chivasso, che è con noi per
due tappe che ci fa anche da guida in questa zona che ben conosce.
Cordialissima accoglienza da una famiglia a Gassino
che offre alloggio ad alcuni di noi e la cena a tutti. Cari amici, grazie. Il
giorno successivo la nostra meta è Torino. Nel pomeriggio chi
va a visitare la città, chi in cappella a pregare, che rimane a curarsi
ginocchio o piedi. E la sera tutti a fare uno
spuntino in trattoria.
Il giorno 10
lasciando Torino, il Corso Francia sembra non finire mai. Ci sono
buoni camminatori in questo gruppo (non io, e tanto meno Carlo infortunato),
parlo di Giuseppe Conti, di Giorgio, Vittorio e della Renata, l’altra
donna del gruppo, anche lei di gamba molto lesta. E
poi ci sono i “Magnifici Quattro”, coloro che andranno fino a Santiago e che,
ovviamente, non possono che essere buoni camminatori. Sono i
tre di Saronno, Giuseppe Gottardi, Pietro e Angelo più Giuseppe Pigino
di Vercelli, veterano di Cammini. Ammirevole, in questi
quattro pellegrini, la volontà e il coraggio dimostrato progettando un cammino
lungo oltre duemila Km. Auguro loro di superare eventuali momenti di
difficoltà e di arrivare alla Piazza dell’Obradoiro, con alle
spalle un’esperienza che sicuramente lascerà un segno importante nella loro
vita. Verso le 13 siamo ad Avigliana. Dall’Istituto
dei Salesiani dove siamo alloggiati si gode di un
panorama bellissimo, con vista sul lago e colline circostanti.
E
il giorno 11, provenienti da Avigliana - S. Ambrogio,
saliti su per la mulattiera, alle 11,30 si arriva alla Sacra di San Michele, il
luogo che per secoli ha ospitato i pellegrini provenienti da oltr’Alpe e diretti a Roma e a Gerusalemme. La vista dell’imponente opera, bellissima, suscita
sempre grande meraviglia. A gruppetti facciamo la
visita all’interno della Sacra. C’è un gran silenzio, e in questa
atmosfera di pace la mente va ai tanti pellegrini nostri predecessori
che qui certamente si saranno raccolti in preghiera e soffermati in silenzio a
fare le proprie riflessioni, proprio come oggi stiamo facendo noi.
Più tardi, nella
stanza assegnataci, sulle nostre brandine gentilmente
portateci da Franco, trascorriamo un bel pomeriggio
tutti insieme. Ormai siamo un gruppo ben affiatato e, come di solito avviene
fra pellegrini, la nostra sembra essere un’amicizia di vecchia data. E ci siamo
anche divertiti assistendo ad una “rappresentazione teatrale” con gli “attori”
Giuseppe Gottardi e Beppe Pigino: Beppe, dall’alto
della sua esperienza, elargisce benevoli consigli sul peso degli zaini.
Gottardi sta al gioco sottoponendo pezzo per pezzo il
contenuto del suo zaino all’esame del Pigino il quale, ad ogni indumento od
oggetto mostratogli, severo, sentenzia: questo si, questo no, questo si, questo
no. Fino a riempire una borsa di roba da rimandare a
casa. E tutti noi, “pubblico”, ridiamo divertendoci un
mondo! Oggi è l’ultimo giorno che siamo tutti insieme, peccato.
Affrontiamo
l’ultima tappa scendendo dal versante verso Chiusa, per un sentiero di acciottolato bagnato e nascosto tra le foglie. Diversi di
noi ci siamo fatti dei bei ruzzoloni, per fortuna senza conseguenze. Il
percorso lungo la Valle di Susa è molto bello, tra i verdi prati e boschi
delimitati da ambo le parti, da catene di montagne. Nel pomeriggio prendono il
treno per il ritorno a casa, Giorgio, Pino, Vittorio e la Renata. Ci dispiace
vederli partire. Al Centro Rosaz delle Suore
Francescane Missionarie dove alloggiamo, siamo rimasti solo
in sei: Beppe, i tre di Saronno, e Carlo ed io. E’ venuto con un giorno di anticipo per la prossima staffetta, Daniele, pellegrino
con il quale abbiamo fatti altri Cammini verso Roma e Bari. Ci ha fatto un gran
piacere rivederlo.
Al mattino ci
salutiamo, con un po’ di tristezza.
Ringraziamo
L’Academia Peregrini di Magenta e gli Amici della Via Francigena di Vercelli
per l’importante iniziativa del Grande Cammino che ha permesso a noi, e a tanti
altri, di fare una bellissima esperienza.
Un grazie ai
volenterosi organizzatori che di giorno in giorno ci hanno
assistito con la fornitura di brandine ove
occorrevano, di ristoro e di informazioni, con il risultato che tutto è andato
benissimo. E grazie anche agli amici del gruppo con i quali
siamo stati in piacevole compagnia per tutta la settimana.
7
- 13 aprile
!
Laura Basilico
La gente e il calore di Vercelli, la
pace delle risaie e i colori del Monte Rosa. Il duomo di Torino, Porta Palatina e
l’anfiteatro di Susa, enclave romana meraviglioso lascito dell’imperatore
Augusto. E poi Avigliana,
località assiduamente frequentata da Umberto Eco: pare che proprio la visita
all’abbazia della Sacra di San Michele abbia ispirato al letterato bolognese
uno dei suoi maggiori romanzi, “Il nome della rosa”. Sono solo alcuni dei
luoghi incontrati lungo il Cammino per Santiago dai pellegrini partiti da Vercelli
il 7 aprile e arrivati a Susa il 13, dopo
Çtorna
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Prima tappa da MAGENTA a VERCELLI
5 aprile
!
Franca Galeazzi
(ma come siamo stati …bravissimi!!!)
Fa freddo, il cielo
è stellato, il buio pesto, alle cinque del mattino di sabato 5 aprile, quando
dalla chiesetta di Pontenuovo muoviamo i ‘primi’ passi della ‘prima’ tappa
del lungo cammino: qualche battuta, un paio di foto, Eva e Lorenzo si infilano un berretto di lana; poi, accese le torce, di
buona lena ci avviamo verso il Ticino. L’umidità ci penetra nelle ossa e ci
spinge a tenere un passo spedito così che in un’ora e mezzo siamo a Cerano.
Albeggia. Un’ora più tardi raggiungiamo Sozzago, dove sostiamo (l’aria comincia a
intiepidirsi) in attesa di Angelo, Pietro e Giuseppe , gli amici di Saronno che
percorreranno per intero il viaggio. Quindi, di nuovo in marcia attraverso il paesaggio piatto
delle risaie. Allo specchio allagato dei campi increspato dalla brezza, al giallo
rigoglioso dei cespugli della senape selvatica fanno da evanescente cornice, là
in fondo, il Monte Rosa e la catena alpina. C’è quiete.
La quiete delle cascine, dei paesini. Una quiete che ti
riempie dentro: cammini e guardi avanti. Gianpaolo anche attraverso
l’obiettivo della sua macchina fotografica: a lui il compito ufficiale di
documentare con immagini e pure parole (di tanto intanto annota qualcosa su un
quadernetto) questi iniziali cinquanta chilometri. A Vespolate
ci raggiungono gli ‘Amici del Cammino’ di Novara. Il
gruppo aumenta. Si pranza al sacco a Confienza, verso
le 13.30. Aria ai piedi e acqua pure a loro. Sostiamo con l’assistenza e i
primi ‘bravo’ degli organizzatori dell’impresa. Luigi
è il nostro ‘angelo custode’ con il bagaglio della sua
auto trasformato in punto ristoro on the road: acqua e the, banane e arance,
cioccolato e nocciole. Basta chiedere. Ritemprati, ci rialziamo dal marciapiede
(il pellegrino, se non c’è la panchina, si siede per terra!): la meta non é ora
così lontana. Verso le diciassette, infatti, passato
il Sesia, entriamo in Vercelli dove ci attendono gli ‘Amici della Via Francigena’. Guidati da loro percorriamo il centro
cittadino affollato del sabato pomeriggio, ci riflettiamo nelle vetrine dei
negozi: l’aspetto lascia a desiderare, pazienza. Sul sagrato della cattedrale
di Sant’Andrea ci ricevono Monsignor Cavallone, la
presidente del Comitato gemellaggi, Lella Bassignana
(consegnerà a Fabio, il nostro ‘Maestro
di bordone’ l’omaggio del Sindaco, Andrea Corsaro), e
una delegazione francese degli ‘Amici della Via Francigena’.
Ce
l’abbiamo fatta. Cinquanta chilometri
percorsi, possiamo dirlo, alla ‘grande’. Buen Camino!
a tutti i partecipanti che Santiago attente per il
prossimo 24 di luglio. Domani sosta e lunedì partirà la seconda staffetta alla
volta di Susa:
Çtorna
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