Il Monte Barro
Lecco Fiume Adda Monte Barro
Il
lecchese è una zona che andrebbe sfruttata di più per
escursioni giornaliere: l’autobus del CAI di Novara, infatti, ci porta a Lecco
in poco
Dopo
una mezz’oretta circa, o forse meno, sbuchiamo su un
ampio prato (Prato S. Michele) dove sorge una fontanella.
Ci
si ferma una decina di minuti, per ricompattarci
attorno a Giacomo (il capo gita), il quale continua a ripetere di non
disperdersi e di fare attenzione a non sbagliare sentiero, per non trovarsi su
percorsi abbastanza impegnativi.
Durante
questa sosta noto, alla fine del prato, un sentiero che s’inerpica ancora su
per la china piuttosto ripida. A metà del sentiero è fermo
Il
sentiero sale, anch’esso ripido, fino ad un altro pianoro, Pian Sciresa, che attraversa per poi riprendere a salire, sempre
con una bella pendenza, in un bosco, fino alla baita Amici
di Pian Sciresa.
Anche
qui sosta, su un terrazzo che domina, di tra gli
alberi, il sentiero di salita.
Tre o quattro
gitanti proseguono senza fermarsi, nonostante Giacomo inviti tutti a riposarsi
ed a rimanere uniti, incoraggiandoci affermando che il peggio è passato. Ora
sono sudato al punto di sentire, stando fermo, la schiena fredda. Per questo
decido di seguire quelli che non si sono fermati. Tanto, mi dico, se seguo
loro, vado tranquillo, dato che m’ero fatta l’idea,
dai loro discorsi uditi sull’autobus, che non dovevano essere degli sprovveduti.
Il sentiero
esce dalla pineta e, fortunatamente, la pendenza diminuisce. C’è una bella
visuale su Malgrate e Galbiate,
600 metri più in basso. Peccato che la giornata non sia delle
migliori: nubi lattiginose in alto e foschia in basso.
I tizi davanti a me l'hanno imboccato. Resto
un attimo perplesso, perché il tracciato principale continua con il falsopiano
di prima. Ci sono dei cartelli indicatori, tra i quali ne noto uno in
particolare: <Per escursionisti esperti>.
“Uehii!” grido all’ultimo di quelli che mi precedono “ma sei sicuro che si vada per di lì?”
“Sì, sì” mi
risponde quello.
“Ma qui c’è scritto <Per escursionisti esperti> e io
non sono un
Mi toglie
dall’impaccio il tizio là sopra:
“Dài vieni! Non preoccuparti!”
Bah! Se me lo dice lui... si vede che è il sentiero giusto.
M’incammino.
Dopo un paio di minuti, il tracciato fa un piccolo tornante, col gomito a
neanche mezzo metro da una scarpata.
Alla faccia del
facile!
A quattro zampe
supero il punto e continuo a salire aiutandomi, data la pendenza, anche con le
mani.
Dopo un altro
tornante simile al precedente, vedo tre persone scendere. Mi fermo,
abbracciandomi al tronco di una smilza betulla, per lasciarli passare.
“Buon giorno”
mi saluta il primo che passa.
“Buon giorno”
ripeto ansimando.
“Ciao” mi dice
il secondo.
“Ma è sempre così?” chiedo io accorgendomi, mentre parlo,
d’avere un tono un po’ piagnucoloso.
“Più o meno” mi
risponde il terzo che, nel frattempo, è arrivato alla mia altezza.
“E sì che m’avevan detto che il
peggio era passato!”
“Guarda, voglio
essere realista” prosegue quello “più su diventa più
difficile”
“E adesso che faccio?” mi chiedo.
A questo punto
mando a quel paese i tre o quattro che se ne sono
andati per il sentiero ripido (e che nella mia mente ho già etichettato come
personaggi in cerca di pubblico, cui far vedere che ‘loro sì che sono in gamba’) e, con mani, piedi e natiche, ridiscendo i cento
metri circa che mi separano dal Sasso della
Vecchia, e mi riunisco al gruppo.
Questo
sentiero, infatti, un po' salendo ed un po' scendendo dolcemente, raggiunge il Bar-Ristorante-Albergo-Museo Eremo da dove, in circa 45
minuti, si raggiunge la vetta del Monte Barro (992 mt). Dalla vetta si domina... si dominerebbe
se la giornata non presentasse ancora un po’ di foschia, la Brianza,
la valle dell’Adda, Lecco, il lago e le catene montuose circostanti.
Alle 14
iniziamo la discesa che, in un paio d’ore, attraverso boschi disseminati di
fiori, ci riporta alla scalinata spaccagambe.
Alle 16,30
l’autobus riparte e, alle 18, noi dell’Academia Peregrini,
siamo a casa.
Il Ciacciator Pedante