Il Monte Barro

 

Lecco

Fiume Adda

Monte

Barro

 

 

Il lecchese è una zona che andrebbe sfruttata di più per escursioni giornaliere: l’autobus del CAI di Novara, infatti, ci porta a Lecco in poco più di un’ora. Noi, cinque dell'Academia Peregrini tra cui Giacomo del CAI di mezz’Italia ed organizzatore della gita, saliamo a Boffalora.

Scendiamo a Lecco in uno spiazzo, nei pressi del Ponte Vecchio, ad una decina di metri dal quale si apre una stretta viuzza (S. Michele) che termina in una bella gradinata spaccagambe. Spaccagambe per chi, come me, non ha l’adeguato allenamento; gli altri gitanti, una quarantina di persone, infatti, s’arrampicano tranquillamente chiacchierando del più e del meno.

Dopo una mezz’oretta circa, o forse meno, sbuchiamo su un ampio prato (Prato S. Michele) dove sorge una fontanella.

Ci si ferma una decina di minuti, per ricompattarci attorno a Giacomo (il capo gita), il quale continua a ripetere di non disperdersi e di fare attenzione a non sbagliare sentiero, per non trovarsi su percorsi abbastanza impegnativi.

Durante questa sosta noto, alla fine del prato, un sentiero che s’inerpica ancora su per la china piuttosto ripida. A metà del sentiero è fermo uno del gruppo che ci sta aspettando. Io comincio ad essere un po’ sudato, quindi preferisco interrompere la sosta ed avviarmi verso lui. Se quello è là, mi dico, il sentiero giusto dev’essere da quella parte; m’incammino perciò    tranquillamente. Il resto del gruppo, infatti, si muove poco dopo che ho raggiunto il solitario.

Il sentiero sale, anch’esso ripido, fino ad un altro pianoro, Pian Sciresa, che attraversa per poi riprendere a salire, sempre con una bella pendenza, in un bosco, fino alla baita Amici di Pian Sciresa.

Anche qui sosta, su un terrazzo che domina, di tra gli alberi, il sentiero di salita.

Tre o quattro gitanti proseguono senza fermarsi, nonostante Giacomo inviti tutti a riposarsi ed a rimanere uniti, incoraggiandoci affermando che il peggio è passato. Ora sono sudato al punto di sentire, stando fermo, la schiena fredda. Per questo decido di seguire quelli che non si sono fermati. Tanto, mi dico, se seguo loro, vado tranquillo, dato che m’ero fatta l’idea, dai loro discorsi uditi sull’autobus, che non dovevano essere degli sprovveduti.

Il sentiero esce dalla pineta e, fortunatamente, la pendenza diminuisce. C’è una bella visuale su Malgrate e Galbiate, 600 metri più in basso. Peccato che la giornata non sia delle migliori: nubi lattiginose in alto e foschia in basso.

Ad un certo punto, vicino ad un masso (Sasso della Vecchia), che sorge come un torrione dal terreno, si stacca, sulla sinistra, un altro sentiero che s’inerpica su per la parete.

 I tizi davanti a me l'hanno imboccato. Resto un attimo perplesso, perché il tracciato principale continua con il falsopiano di prima. Ci sono dei cartelli indicatori, tra i quali ne noto uno in particolare: <Per escursionisti esperti>.

Uehii!” grido all’ultimo di quelli che mi precedono “ma sei sicuro che si vada per di lì?”

“Sì, sì” mi risponde quello.

Ma qui c’è scritto <Per escursionisti esperti> e io non sono un esperto!” Faccio notare mentre mi ritornano in mente le parole di Giacomo, che consigliavano di rimanere sul sentiero prescelto, classificato come “facile”.

Mi toglie dall’impaccio il tizio là sopra:

Dài vieni! Non preoccuparti!”

Bah! Se me lo dice lui... si vede che è il sentiero giusto.

M’incammino. Dopo un paio di minuti, il tracciato fa un piccolo tornante, col gomito a neanche mezzo metro da una scarpata.

Alla faccia del facile!

A quattro zampe supero il punto e continuo a salire aiutandomi, data la pendenza, anche con le mani.

Dopo un altro tornante simile al precedente, vedo tre persone scendere. Mi fermo, abbracciandomi al tronco di una smilza betulla, per lasciarli passare.

“Buon giorno” mi saluta il primo che passa.

“Buon giorno” ripeto ansimando.

“Ciao” mi dice il secondo.

Ma è sempre così?” chiedo io accorgendomi, mentre parlo, d’avere un tono un po’ piagnucoloso.

“Più o meno” mi risponde il terzo che, nel frattempo, è arrivato alla mia altezza.

E sì che m’avevan detto che il peggio era passato!”

“Guarda, voglio essere realista” prosegue quello “più su diventa più difficile”

E adesso che faccio?” mi chiedo.

Mentre mi sto ponendo la domanda, vedo il gruppo snodarsi sul sentiero in falsopiano là in basso; invece di salire, giunto al Sasso della Vecchia, prosegue per il sentiero.pianeggiante.

A questo punto mando a quel paese i tre o quattro che se ne sono andati per il sentiero ripido (e che nella mia mente ho già etichettato come personaggi in cerca di pubblico, cui far vedere che ‘loro sì che sono in gamba’) e, con mani, piedi e natiche, ridiscendo i cento metri circa che mi separano dal Sasso della   Vecchia, e mi riunisco al gruppo.

Questo sentiero, infatti, un po' salendo ed un po' scendendo dolcemente, raggiunge il Bar-Ristorante-Albergo-Museo Eremo da dove, in circa 45 minuti, si raggiunge la vetta del Monte Barro (992 mt). Dalla vetta si domina... si dominerebbe se la giornata non presentasse ancora un po’ di foschia, la Brianza, la valle dell’Adda, Lecco, il lago e le catene montuose circostanti.

Alle 14 iniziamo la discesa che, in un paio d’ore, attraverso boschi disseminati di fiori, ci riporta alla scalinata spaccagambe.

Alle 16,30 l’autobus riparte e, alle 18, noi dell’Academia Peregrini, siamo a casa.

 

Il Ciacciator Pedante